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Come creare una comunità energetica
Normative e funzionamento

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Il costo dell’energia e la necessità di abbandonare le fonti fossili sono tra le ragioni che spingono soprattutto le piccole realtà territoriali come quelle comunali, impresse e associazioni di privati cittadini ad iniziare il percorso per arrivare alla reazione di una comunità energetica. In sostanza una comunità energetica è un gruppo di persone, aziende o enti che collaborano per gestire e condividere l'energia prodotta attraverso fonti rinnovabili come il solare, l'eolico o l'idroelettrico.

Come funziona una comunità energetica


In una comunità energetica, i membri possono produrre energia pulita da fonti rinnovabili sui propri tetti o terreni e condividerla con gli altri membri della comunità. Ciò può essere fatto tramite la vendita dell'eccesso di energia alla rete elettrica nazionale o tramite l'uso di una rete di distribuzione locale condivisa all'interno della comunità.

In questo modo, i membri della comunità energetica possono ridurre le proprie emissioni di gas serra e avere un maggiore controllo sulla loro fornitura di energia. Inoltre, le comunità energetiche possono anche aiutare a ridurre la dipendenza dalle fonti di energia tradizionali e centralizzate come i combustibili fossili.

Normative di riferimento in merito alla formazione delle comunità energetiche


In Italia la formazione delle comunità energetiche è disciplinata dalla normativa nazionale e europea, che prevede l'adozione di specifici provvedimenti per regolarne la costituzione e il funzionamento.

Tra le normative di riferimento più importanti in Italia si possono citare:
Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28: questo decreto attuava la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009, che prevedeva l'obiettivo del 20% di energia rinnovabile nel mix energetico dell'UE entro il 2020. Il decreto definiva i meccanismi di incentivazione per la produzione di energia da fonti rinnovabili e prevedeva la possibilità di costituire comunità energetiche.

Decreto Legislativo 16 luglio 2020, n. 77: questo decreto recepiva la direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 11 dicembre 2018 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, introducendo nuove disposizioni sulle comunità energetiche. In particolare, il decreto disciplina le modalità di costituzione, gestione e funzionamento delle comunità energetiche, e prevedeva incentivi per lo sviluppo di tali forme di aggregazione.

Legge 30 dicembre 2020, n. 178: questa legge di bilancio per il 2021 prevedeva nuove misure per promuovere l'energia da fonti rinnovabili, comprese le comunità energetiche. In particolare, la legge prevedeva incentivi per la costituzione di comunità energetiche e per l'installazione di impianti fotovoltaici da parte dei cittadini.

Oggi il recepimento da parte del nostro Paese delle direttive europee prevede che entro i 2030 la quota di energia prodotta arrivi da fonti rinnovabili sia almeno del 32%. Quindi si è provveduto a disporre un ampliamento delle modalità di aggregazione delle comunità energetiche stesse togliendo il limite previsto in precedenza di 200 kW di potenza per ogni impianto istallato, arrivando al limite di un megawatt.

Come creare una comunità energetica


L’aggiornamento della normative prevede che le comunità energetiche (CER) siano delle associazioni costituite da aziende, attività commerciali, privati cittadini, enti locali, che abbiano lo scopo di produrre energia dotandosi in proprio delle infrastrutture necessarie, utilizzando chiaramente energia rinnovabile, utilizzata per i propri consumi o anche vendita. Gli obiettivi sono la lotta allo spreco, la conseguente riduzione delle emissioni di gas serra, e la condivisione dell’energia a prezzi vantaggiosi. Quindi si deve creare un soggetto giuridico, che abbia la rappresentanza dei soci, trovare un’area dove installare le strutture di produzione energetica in prossimità dei luoghi dove l’energia sarà utilizzata. Si pensi ad impianti fotovoltaici sui tetti di un piccolo paese.
L’impianto può essere di proprietà anche di un singolo membro della comunità, oppure da più soggetti, mentre gli altri saranno solo soggetti che utilizzeranno l’energia prodotta, oppure la proprietà può essere di un soggetto esterno alla comunità. Il controllo dell’energia utilizzata e/o anche prodotta da ogni singolo partecipante è gestito in tempo reale da un contatore.

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